Recensione allo Spettacolo Italians [766]
I soliti «Italians» all’estero, così cialtroni, così commoventi
 
Giovanni Veronesi torna con una commedia che insegue il successo di «Manuale d'amore» e «Che ne sarà di noi». E con Castellitto, Verdone e Scamarcio, tra risate e lacrime, racconta vizi e virtù patrie.
Un grande prato, in un paese della provincia russa, e sopra una stravagante e fantasiosa Italia, disegnata con calzini, magliette colorate e un autentico stivale in pelle. Così Carlo Verdone, nei panni di un dentista di successo in fuga dal caos di Roma, spiega a un gruppo di bambini, bellissimi e biondissimi, come è fatto il nostro Paese. Con un pizzico di retorica, che però, in questo caso, non guasta. Ë una delle scene più tenere di Italians, il film (da oggi nelle sale), costruito su due episodi, che Giovanni Veronesi dedica ai nostri vizi e alle nostre virtù.
«Lo so, mi accuseranno di essere stato mieloso» dice il regista, «ma io sono così, cerco di comunicare in modo empatico con il pubblico». Un modo che finora ha funzionato, visto che i film realizzati con la Filmauro di Aurelio De Laurentiis, da Che ne sarà di noi a Manuale d'amore, sono stati tutti un successo e hanno fatto di Veronesi uno degli eredi dei grandi registi della commedia all'italiana. Italians è costruito su due attori capaci di divertire e commuovere. Sergio Castellitto è il protagonista del primo episodio: interpreta un camionista che da anni trasporta da Roma a Dubai Ferrari rubate e compie un ultimo viaggio per «addéstrare» un giovane che prenderà il suo posto (Riccardo Scamarcio).
Carlo Verdone, invece, è lo straordinario interprete dell'altra storia, ambientata a San Pietroburgo. «Ho voluto raccontare» spiega Veronesi, «il mix di cialtroneria e generosità tipico di noi italiani, la capacità di trovare soluzioni creative a ogni problema ma anche l'incapacità di rispettare le regole. E l'amore, che in fondo proviamo tutti, per il nostro Paese».

Federica Lamberti Zanardi